Dall’oratorio di San Nicolò alla chiesa di San Francesco

La chiesa di San Francesco di Lodi è uno dei monumenti medioevali più importanti della città e ad esso si attribuisce un valore particolare perché è testimonianza della storia locale ed espressione più ampia della pittura lodigiana.

Sull’area su cui oggi sorge la chiesa, nel XIII secolo si ergeva la fortezza della nobile famiglia dei Pocalodi e accanto ad essa un oratorio ad uso dei signori ma anche del popolo, dedicato a San Nicolò. Nel settembre del 1252 il vescovo di Lodi, Bongiovanni Fissiraga, ricevette da Papa Innocenzo IV l’ordine di riammettere in città i Frati Minori, espulsi in seguito alla scomunica di Federico II, nipote del Barbarossa. I frati ricevettero proprio la chiesetta di San Nicolò e qualche casa annessa. Fu così che cominciò la costruzione della nuova chiesa di San Francesco, in parte eretta sull’area dell’oratorio preesistente, grazie alla generosità di Antonio Fissiraga e della sua consorte, Flora dei Tresseni.

La vicenda costruttiva

Risulta anonimo colui che progettò e realizzò la fabbrica, mentre dai monumenti e dalle tombe presenti nella chiesa, è possibile stabilire la data di inizio costruzione, presumibilmente intorno agli anni Ottanta del Duecento. Sappiamo poi che nel 1290 i lavori dovevano essere quasi ultimati, per la presenza della tomba del vescovo Fissiraga.

I Frati Minori mantennero il possesso della chiesa fino al 1527, anno in cui Francesco Sforza decise di espellerli per la loro cattiva condotta. Al loro posto si insediarono i frati Osservanti che vi rimasero fino alle soppressioni napoleoniche del 1810.

Pochi anni dopo, nel 1842, il Municipio di Lodi donò il Convento ai padri Barnabiti i quali in seguito fondarono il prestigioso Collegio. Intrapresero inoltre una lunga serie di lavori di restauro per risollevare la chiesa dallo stato di decadenza in cui versava.

Una selva dipinta

Lo stile della chiesa di San Francesco di Lodi può essere definito “di transizione” fra lo stile romanico e il gotico. Esternamente presenta una facciata incompiuta (perché priva del tetto a capanna) e le tipiche una bifore “a cielo aperto”, caratteristica dell’architettura lombarda gotica.

Entrando in chiesa, si ha la sensazione di attraversare una “selva dipinta”, come la definì la poetessa Ada Negri. Pareti, colonne, volte e archi sono ricoperti da affreschi che costituiscono la più completa rassegna di pittura lodigiana dal XIV al XVII secolo. Alla fase più antica, quella trecentesca, risale la decorazione della volta di incrocio fra la navata centrale e il transetto con i Quattro Evangelisti. Sempre a questo periodo risale l’importante affresco sulla parete di fondo del transetto destro con la Madonna col Bambino, i Santi Nicolò e Francesco con Antonio Fissiraga che presenta il modellino della chiesa. L’opera è di un anonimo artista lombardo, chiamato convenzionalmente “Maestro dei Fissiraga”. Un altro artista lodigiano, indicato con il nome di Maestro di San Bassiano è l’autore di molti degli affreschi votivi sui piloni della chiesa.

Gian Giacomo da Lodi  e la fase umanistica

Continuando la visita lungo la navata di destra, sul secondo pilone si può ammirare la Madonna di Ada Negri, così detta perché cantata dalla poetessa, che costituisce la testimonianza della diffusione anche a Lodi del gusto cortese di fine Trecento. La fase umanistica in S.Francesco è documentata con l’opera di Gian Giacomo da Lodi e le sue Storie di S.Bernardino, affrescate nel 1477 nella cappella Bononi.

Le committenze riprendono solo dopo la metà del Cinquecento con Francesco Soncino, allievo di Callisto Piazza, che realizza la seconda cappella Bononi nel transetto desto. Qui l’artista riprende la struttura delle cappelle del Tempio dell’Incoronata e realizza la pala della Trasfigurazione.

Il barocco nella chiesa di San Francesco

Arriviamo allo scorcio del Seicento, periodo in cui si registrano lavori di ammodernamento di alcune cappelle che vengono dotate di nuove pale d’altare. Una si queste è la cappella dell’Immacolata Concezione, nel transetto destro, ornata da un ciclo con le Storie della Vergine di Camillo Procaccini. Gli interventi interessano anche la navata di sinistra dove vengono realizzate pregiate decorazioni in stucco.

Nel corso del XVIII secolo prosegue il rifacimento della chiesa secondo il gusto barocco: nel 1740 il coro viene impreziosito dal pittore Sebastiano Galeotti con architetture illusionistiche e colonne tortili al centro delle quali campeggia la Gloria di S.Francesco.

Le sepolture illustri

La chiesa di San Francesco di Lodi è considerata il pantheon dei lodigiani, in quanto si conservano preziose reliquie di santi e le tombe di illustri cittadini: oltre alla sepoltura di Antonio Fissiraga, accompagnata da un affresco trecentesco che rappresenta le sue esequie, in chiesa tutt’ora riposano Agostino Bassi, naturalista e botanico lodigiano, il librettista Francesco De Lemene e la poetessa Ada Negri.

Author

Valentina Carozza

VisitaLODI